Registrazioni dialettali del Grigionitaliano degli anni Venti

Év cunossǘ valtri Carlín Penaglia? Registrazioni dialettali del Grigionitaliano degli anni Venti

Su questa pagina si possono ascoltare le cinque registrazioni storiche (1926, 1929) pubblicate sui «Quaderni grigionitaliani» (IV, 2021), accompagnate da una trascrizione fonetica, da una trascrizione ortografica e da una traduzione in italiano.

 


I cacciatori della Bondasca

Bondo. Un camoscio si è unito alle capre, 1970 ca. Foto: Archivio Storico di Bregaglia; provenienza: Arnoldo Giacometti; fotografo: Bela Hefti.
Bondo. Un camoscio si è unito alle capre, 1970 ca. Foto: Archivio Storico di Bregaglia; provenienza: Arnoldo Giacometti; fotografo: Bela Hefti.

Bondo, 1926

Reto Picenoni (1894-1939)

Reto Picenoni nasce nel 1894 a Bondo, dove vive per i primi quindici anni della propria vita. Suo padre è di Bondo, mentre la madre è nata a Castasegna. Dopo la scuola primaria e secondaria Picenoni frequenta la scuola di commercio. In seguito svolge la professione di segretario del Tribunale cantonale.

Nella registrazione Picenoni parla delle attività autunnali dei cacciatori della Val Bondasca, intrecciandole con la descrizione dei lavori di un alpigiano dell'alpe Larett.

 
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Le disgrazie di Carlino

Vista su Poschiavo
Vista su Poschiavo, con il Borgo, i maggenghi sul versante destro della valle, il Piz Varuna a sinistra e il Curnasel a destra. Foto: Archivio fotografico Valposchiavo • iSTORIA; provenienza: Loretta Cortesi-Crameri; fotografo: Otto Dufter

Poschiavo, 1926

Attilio Mengotti (1886-1954)

Attilio Mengotti nasce a Livigno e a partire dal suo settimo anno di età vive a Poschiavo, luogo di origine del padre; la madre è valtellinese. Dopo la scuola elementare Mengotti frequenta la Scuola magistrale, quindi lavora come funzionario assicurativo. Nel 1946, dopo una lunga attività in seno alla Pro Grigioni Italiano, è eletto socio onorario dell’associazione.

Nella registrazione Mengotti racconta le vicende del povero Carlino Penaglia: sacrestano della chiesa del suo paese, una volta ha dovuto aiutare la perpetua Cateriana a preparare un pranzo sontuoso e si è trovato con la bocca in fiamme! Carlino è probabilmente un personaggio fittizio che appartiene a un universo di metafore contadine, all’interno del quale incarna il ruolo di personaggio tonto, sprovveduto e sfortunato.

 

 
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Oggi andiamo a monte con le vacche

Braggio. La parlante Elena Berera con la figlia Magda, il padre Celestino e il fratello Mario, nei primi anni 1940. Foto: Alberto Tognola, Grono
Braggio. La parlante Elena Berera con la figlia Magda, il padre Celestino e il fratello Mario, nei primi anni 1940. Foto: Alberto Tognola, Grono

Braggio, 1929

Elena Berera (1910-1981)

Elena (Lena) Berera nasce a Braggio nel 1910. Sposa Luigi Panzini, con il quale ha una figlia, Magda, nata a Milano nel 1941.

La registrazione di Braggio descrive dettagliatamente una giornata tipo sui maggenghi. Partendo dalle prime luci dell’alba vengono elencati i lavori che si svolgono quotidianamente: la cura delle vacche, la raccolta dei prodotti del bosco, la preparazione dei pasti e la produzione artigianale del formaggio. Accanto ai doveri ci sono però dei momenti di riposo e di piacere, come il pisolino pomeridiano, i giochi, le risa e le canzoni. E in effetti è proprio con una filastrocca in rima, solitamente cantata dai bambini più piccoli, che si chiude il racconto.

 
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Una storia

Silvio Zarro di Soazza, 1960 ca. Foto: Luciano Mantovani
Silvio Zarro di Soazza, 1960 ca. Foto: Luciano Mantovani

Soazza, 1929

Silvio Zarro (1876-1964)

Le montagne sopra Soazza sono state per lunghi periodi popolate dall’orso, che costituiva una grande minaccia non solo per il bestiame del paese, ma anche per la popolazione stessa: per questo motivo le uccisioni degli orsi erano considerate fatti molto importanti all’interno della comunità.

Nella registrazione Silvio Zarro, contadino di Soazza che nel 1902 ricopre anche la carica di sindaco del paese, narra la storia di un membro della sua famiglia, che alcune centinaia di anni prima si sarebbe alzato di buon’ora per andare a recuperare rami per bacchiare gli alberi da frutto. Benché invitato dalla moglie a fare attenzione, dopo aver percorso un sentiero stretto e pericoloso, il protagonista s’imbatte improvvisamente in un orso. Viste la necessità di passare e l’impossibilità di fuggire, è costretto ad uccidere l’orso con un’ascia. L’uomo non si riprenderà mai completamente dallo spavento e morirà qualche anno più tardi.

 
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A raccogliere castagne

Soazza, 1929

Silvio Zarro (1876-1964)

Meno cruento rispetto alla prima registrazione di Soazza è il secondo racconto, in cui si descrive la tradizionale attività di raccolta delle castagne nel mese di ottobre.

 
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